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24 febbraio 2020
Komodo: isole nella corrente

Punto di incontro tra oceano Pacifico e Indiano, con acque estremamente ricche e varie, le isole di Komodo sono l’ideale per crociere subacquee.

Le correnti delle isole Komodo

Per capire Komodo, una delle destinazioni che l'Indonesia ha aperto al turismo subacqueo durante l'ultimo decennio, è necessario un piccolo sforzo. Siamo abituati a considerare l'Indonesia come una miriade di isole e isolotti tra le ultime propaggini orientali dell'Asia e il nord dell'Australia, e questo in effetti è quanto vediamo dal ponte della nave che ci porta verso i siti di immersione.

Ma siamo subacquei: facciamo un piccolo sforzo in cui le isole diventano gli spazi negativi e il mare che le circonda passa al centro della nostra attenzione. L'Indonesia non è più una manciata di isole, ora è un filtro, un immane colapasta steso proprio dove due oceani, Pacifico e Indiano, si incontrano, il colino che spezza il flusso in milioni di ruscelli che mettono in comunicazione e al tempo stesso separano i due oceani.

Gli Alisei sono venti costanti nella zona attorno all'equatore, girando attorno al pianeta da est a ovest. Soffiando sull'enorme distesa acquea del Pacifico ne trascinano le acque verso l'oceano Indiano. L'azione del colino gigante si esplica rallentando e regolando questo flusso. Mediamente il livello dell'oceano Pacifico lungo le coste settentrionali dell'Indonesia è di 15 cm più alto rispetto all'oceano Indiano, poco più a sud: l'acqua si accumula e scorre gradualmente verso sud.

Questo è il motivo per cui i mari interni dell'Indonesia appartengono alla provincia biogeografica del Pacifico occidentale.

Spostandoci lungo la direttiva dei meridiani, da nord Sulawesi fino alle coste settentrionali di Komodo, ci muoviamo sempre in una comunità biologica tipica dell'oceano Pacifico, e per trovare il confine con l'oceano Indiano dobbiamo arrivare a sud. Non appena giriamo l'angolo e iniziamo a costeggiare la costa meridionale delle isole di Komodo e Rinca, la comunità cambia improvvisamente, e se puntiamo la nostra attenzione sui pesci farfalla o sui pesci chirurgo cominciamo a vedere specie indicatrici delle acque dell'oceano Indiano, la cui distribuzione si estende dalle Maldive o dalle coste Africane per interrompersi misteriosamente proprio qui.

In realtà non possiamo considerare la linea di confine tra i due oceani come fissa. Un altro fattore interviene su di essa, modificando in modo anche pesante il gioco delle correnti: il ritmo delle maree. L'attrazione gravitazionale di luna e sole deforma la superficie dell'oceano in un respiro ritmico, e non lo fa in modo simmetrico: ci sono momenti in cui il polmone dell'oceano Indiano si solleva al di sopra di quello del Pacifico, e allora correnti importanti cominciano a spingere verso nord negli stretti tra le isole. In una situazione che si ripete incessantemente, separata da momenti di stanca.

E per finire una terza componente si aggiunge ai movimenti descritti, influenzando non poco le immersioni: parliamo delle correnti verticali, di upwelling. Come molte località lungo la costa meridionale indonesiana, le coste indiane di Komodo e Rinca sono sede di intensi fenomeni di risalita: il vento allontana l'acqua superficiale dalla costa e richiama acque profonde, ricche di sali nutritizi, che arrivate in superficie innescano una imponente fioritura di fitoplancton, base per la nutrizione. Qui abbiamo acque tra le più produttive del pianeta.

La temperatura dell'acqua è di circa 27-29°C a nord, ma può essere molto più bassa (fino a 20-22°C) a sud.

 

Isole Komodo: indicazioni per subacquei

Occhio alla muta. Il periodo migliore per visitare Komodo è sicuramente quello che va da maggio a settembre. La zona è l'unica in Indonesia ad avere una stagionalità molto precisa, con stagione secca durante la quale piove pochissimo.

Scrivendo di correnti non vogliamo terrorizzare nessuno, ma dare le giuste informazioni. Komodo non è esclusiva dei superesperti: sicuramente per goderne al massimo una certa esperienza di base (diciamo 50-60 immersioni registrate) sarebbe auspicabile. A parte questo, rivolgetevi sempre a operatori di provata serietà. La varietà di situazioni che potrete sperimentare a Komodo è straordinaria, arricchente e entusiasmante, vale la pena farlo con la miglior guida.

 

Crociere subacquee alle isole Komodo

Il modo migliore per visitare Komodo è la crociera, e una crociera indimenticabile, a bordo di una barca fuori dal comune, ed è precisamente quello che offre il Phinisi Tiarè, gestito da italiani esperti e innamorati dell’Indonesia.

Se avete voglia di sconfinare dalle mete più tradizionali e non vi spaventa un viaggio leggermente più lungo, ecco che per voi si aprono le porte dell’Oriente estremo, dove terre emerse e acque calde vi stupiranno per la rigogliosità della vegetazione e della fauna marina. Arrivando sin qui e solcando queste acque a bordo dell’affascinante Tiarè, tutto il resto vi sembrerà oltre modo lontano e diverso. Molto robusta e capiente, questo phinisi offre grandi spazi, sia nella zona giorno sia nella zona notte, ideale per crociere subacquee. Tutte le aree, i ponti e le cabine sono realizzati in teak antico.

Più simile a un hotel a 5 stelle che a una barca, “Tiaré” offre 6 lussuose e luminose cabine con spaziosi bagni interni, per una capacità totale di 14 ospiti .

“Tiaré” offre crociere subacquee tutto l’anno spostandosi tra Raja Ampat, Komodo, Alor, Flores, Banda Sea e Forgotten Islands, ma è disponibile per crociere private full charter, spedizioni esplorative o naturalistiche,

in tutto l’arcipelago indonesiano. Ideale per provare mete diverse, dove il contatto con la natura rappresenta un’esperienza unica nel suo genere. Tutte le rotte affrontate sono caratterizzate da arcipelaghi fitti di isolette, con stretti, baie, lagune interne che hanno perso il collegamento con il mare.

E dopo la settimana in barca, nulla vieta ai viaggiatori di prolungare il viaggio con una settimana in un bellissimo resort sulla terraferma.

(Photo Massimo Boyer)

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